ABBI CURA DI SPLENDERE! EMMA ED UN MONDO DI COLORI

ABBI CURA DI SPLENDERE! EMMA ED UN MONDO DI COLORI

Premessa

Questa favola è nata da uno spunto che mi ha dato mia nipote Emma e che ho voluto rielaborare riadattandola alla “condizione” vissuta da persona etichettata come “diversamente abile”. La dedico a mio figlio Kevin e a tutti i ragazzi speciali come Lui che ho conosciuto, che sono diventati parte della mia “normale quotidianità” e senza i quali la mia vita sarebbe sicuramente vuota ed insignificante. Nella diversità risiede la nostra ricchezza, il nostro tesoro perciò, con tutto il mio affetto, anche Tu….. ABBI CURA DI SPLENDERE!

EMMA ED UN MONDO DI COLORI

Ciao mi chiamo Emma, ho 11 anni e sono una bambina allegra, molto intraprendente, determinata, caparbia e curiosa e qualche tempo fa ho vissuto un’avventura fantastica che Vi voglio raccontare. Non ricordo come sia potuto succedere, ma è accaduto.

Ero nella mia stanza, stavo dormendo e ad un tratto sentii qualcosa che mi toccava la gamba: era una zampa. All’inizio pensai fosse il mio cane e d’istinto l’accarezzai pensando che così facendo se ne sarebbe andato da lì a poco ed io avrei potuto tornarmene tra le braccia di Morfeo. Ma non fu così: la zampetta non smetteva di muoversi ed insistentemente, a modo Suo, di chiamarmi, così ancora mezza addormentata, aprii gli occhi e…. Sbigottita ed incredula cercai di strofinarmeli più di una volta per mettere bene a fuoco l’immagine che avevo davanti…. no non poteva essere vero…. un unicorno!

Aveva il corpo di un cavallo dal manto variopinto ed una testa equina ma con quel grosso corno sul cranio assomigliava ad un genere estinto di rinoceronte o ad un mammut in miniatura. Come un cavallo aveva una lunga criniera, una piccolissima barba da capretta, una grossa coda leonina e delle zampe pelose. Per qualche istante rimasi ferma immobile poi, incuriosita da questa strana presenza, lo guardai e m’intenerii. Aveva uno sguardo spaventato ma dolce, forse un pò perso.

Iniziai ad accarezzarlo ed a rassicurarlo. Dopo molti minuti di coccole e paroline appena sussurrate piano all’orecchio, mi resi conto che l’unicorno si era tranquillizzato. Così ne approfittai ed iniziai a fargli qualche domanda: come Ti chiami? Da dove vieni? che ci fai qui nella mia cameretta? L’unicorno si chiamava Onchao, era venuto da un luogo lontanissimo chiamato White City per chiedermi aiuto. Mi spiegò che in quella città tutto era uguale e di colore bianco: le case, le strade, le auto; il sole era sempre pallido, le nuvole bianche, grigie o dello stesso colore del cielo, un tristissimo grigio chiarissimo.

Perfino le persone erano tutte uguali e riconoscibili solo da un numero che portavano stampato sulle magliette, naturalmente di colore bianco. In questo luogo regnava una Regina cattiva e vigeva una legge per la quale le persone che non erano uguali od indossavano magliette di altri colori venivano rinchiusi in recinti: queste non erano molte rispetto al totale della popolazione, direi piuttosto rare, considerate addirittura “fuori dalla normalità”, erano in tutto e per tutto diverse dagli altri e diverse pure tra di loro. Apparivano più minuti ed esili, più fragili ma, a differenza degli altri, avevano una grade caparbietà ed una sensibilità che li contraddistingueva.

La regina era attorniata dai Suoi guardiani: erano draghi sputa fuoco, pipistrelli dai grandi occhi e dagli artigli affilati che tagliavano come coltelli, licantropi enormi, zombie mostruosi e molte altre creature spaventose che avevano il compito di far sì che le persone colorate non si avvicinassero alle altre in maniera da non poterle contagiare con tutto quel colore.

Onchao mi pregò di aiutarlo per liberare la città da quel biancore squallido, da quella finta normalità, monotona e triste, dove regnava tanta paura, odio e cattiveria. Non potei dire di no alla Sua disperata richiesta e, sebbene capii che non sarebbe stata comunque un’impresa facile, non mi persi d’animo. In sella ad Onchao partimmo per raggiungere White City. Arrivati in quel mondo surreale ci nascondemmo nella periferia della città dove lì incontrai gli amici colorati di Onchao: fate, elfi e gnomi gentili, pronti a darci una mano per liberare le persone prigioniere nel recinto.

Pensammo e decidemmo insieme un piano per andare dalla strega e tendere una trappola a Lei e ai Suoi guardiani: mi sarei vestita con un abito dai svariati colori come Arlecchino così sarei stata l’esca perfetta. Convincemmo il sole, le nuvole ed il cielo a darci una mano e a collaborare: pure loro erano stanchi di questa situazione ed accettarono la sfida. Il sole non vedeva l’ora di colorarsi e di splendere come una palla di fuoco dalle sfumature del giallo, arancione e rosso; le nuvole di divenire un susseguirsi di tonalità dal bianco, all’avorio fino all’azzurro del mare ed il cielo di tingersi dei colori dell’acquamarina, dell’avio, del cobalto fino all’intenso indaco.

Detto fatto, con il mio vestito colorato attirai la Regina ed i guardiani ed iniziai a correre per farmi inseguire mentre tutti gli abitanti furono scortati dagli amici di Onchao nella piazza della città. In un attimo le nuvole si caricarono dei pioggia, il sole chiamò l’arcobaleno e l’acqua, che scese copiosa passando attraverso i colori dell’arcobaleno, colorò di tutti i colori i giardini, i fiori, la piazza, gli abitanti e l’intera città.
La regina ed i suoi guardiani tentarono di fuggire mentre gli abitanti si guardavano l’un l’altro ed erano gioiosi e felici del cambiamento perché si sentivano unici pur avendo caratteristiche cromatiche differenti.

Ci fu una rivolta pacifica e la Regina con i guardiani furono mandati in esilio. Per celebrare la vittoria organizzammo una grande festa che durò per giorni. Fiori, colori, profumi, banchetti e danze padroneggiarono per un’intera settimana ed io diventai la Regina di quel nuovo e fantastico mondo un tempo invaso da cattiveria e da un bianco squallore.

La nostra tenacia e caparbietà avevano avuto il sopravvento e nulla avrebbe mai più stravolto White City che sarebbe stata per sempre un luogo meraviglioso dai mille colori, il mio mondo ideale, quello che ho sempre sognato dove vivono persone diverse tra loro per etnie, età, capacità, cultura ma dove queste diversità rappresentano la vera ricchezza, un patrimonio, un tesoro inestimabile, dove nessuno deve MAI DIMENTICARSI DI SPLENDERE!

Emma – 11 anni con zia (Novara)